Agopuntura urbana

L’agopuntura urbana è una pratica artistica e urbanistica d’ispirazione biopolitica, che utilizza la metafora dell’agopuntura[1], tradizionale pratica della medicina cinese, per designare il carattere locale dei propri interventi. L’agopuntura urbana, o “biourbana”[1], visto che si rivolge al sistema complesso della città come fosse un organismo, si contrappone alle modalità industriali e “dall’alto” dell’urbanistica tradizionale, ispirata da LeCorbusier. Questa strategia individua con l’osservazione a terra i luoghi dove scorre la reale vita della città, spesso distinta da quella profilata dai pianificatori o dalle leggi di mercato. Le linee guida per gli operatori vengono fornite ad es. dal modo di vivere realmente lo spazio da parte dei bambini che giocano; da eventi come un mercato clandestino; dalla presenza di resilienze naturali. Tali luoghi divengono terreno fertile per l’innesto di progetti sostenibili, il cui scopo, come gli aghi utilizzati nella pratica dell’agopuntura, è quello di apportare maggiore autenticità, migliore vivibilità, e senso di benessere all’intero corpo della città.[2]Continua a leggere…

Annunci

Un salutare ritorno al commercio di vicinato

Per descrivere visivamente il concetto di deserto alimentare basta ricordarsi della diciassettenne nera obesa  protagonista del film Precious e della situazione di degrado sociale di quartieri come Harlem (New York) dove il film è ambietanto. L’unico modo di alimentarsi per gli abitanti dei settori più poveri delle grandi città americane è costituto dal fast food vicino a casa o da una delle grocery  all’angolo dove il cibo fresco venduto è poca cosa rispetto a quello confezionato.  Il risultato di questa interazione tra reddito basso e assenza di luoghi dove acquistare frutta e verdura sono i viaggi verso il supermercato del quartiere vicino, dovendo contare, per chi un’auto non se la può permettere, solo sul trasporto pubblico.

L’accesso al cibo, non tanto inteso come base fondamentale della sopravvivenza, quanto come elemento indispensabile ad una vita sana, è diventato un importante fattore dell’esclusione sociale tra chi è in condizione di povertà . Così i quartieri della segregazione per reddito e spesso per razza sono diventati anche i luoghi di maggiore diffusione delle patologie legate al tipo di alimentazione, quasi tutte correlate ad un eccesso di peso corporeo.

L’obesità è diventata, non solo negli Stati Uniti ma in generale nell’occidente ricco, uno degli indicatori della povertà urbana. Sembra paradossale ma l’alto numero di persone in sovrappeso è il rovescio della medaglia dell’assenza di una buona rete di distribuzione alimentare.  Gli abitanti dei quartieri poveri non possono contare sulla presenza di supermercati perché non sono considerati buoni clienti, e la diffusione della criminalità, che fa aumentare i costi  necessari alle misure di sicurezza, fa il resto circa le strategie di localizzazione delle grandi catene.Continua a leggere…

Lavoro utile

efficienza_energetica-edifici
di Ermes Drigo*
Sono architetto e da sempre recupero immobili sopratutto abitazioni e da almeno 10 anni mi interesso di efficienza energetica per tappare negli edifici i famosi buchi del secchio prima di riempirlo di acqua come dice Maurizio Pallante. Da alcuni anni inoltre cerco, assieme ad altri, di liberare gli immobili e la nostra società dal petrolio facendo funzionare tutta l’abitazione ad energia elettrica consumando una quantità di energia pari perlomeno a quella prodotta dall’impianto fotovoltaico. Avete capito bene; siamo in grado di far funzionare una abitazione senza usare gasolio o gas, senza insomma usare petrolio grazie al sole. Sei sicuro che non serve portare la linea del gas mi fa preoccupata la mia committente Daniela; fidati gli dico. Da poco ho terminato l’abitazione di Daniela che per funzionare senza gas o gasolio e consumare 10, 70 kWh/mq*a ha avuto bisogno di tanti bravi artigiani, 13 imprese artigianali e di 5 studi professionali, tutti del posto per garantire nel tempo l’eventuale manutenzione.Continua a leggere…

Transizione di medie e grandi città. Ipotesi di piano di cambiamento.

«Prospettive: entro il 2050 l’economia dell’UE sarà cresciuta in maniera da rispettare i vincoli imposti dalle risorse e i limiti del pianeta, contribuendo in questo modo ad una trasformazione economica globale. L’economia sarà competitiva, inclusiva e offrirà un elevato standard di vita, con impatti ambientali notevolmente ridotti. Tutte le risorse – materie prime, energia, acqua, aria, terra e suolo – saranno gestite in modo sostenibile. Saranno stati conseguiti importanti traguardi nella lotta contro i cambiamenti climatici, mentre la biodiversità e i relativi servizi ecosistemici saranno stati tutelati, valorizzati e in larga misura ripristinati».
[COM (2011) 571 final, p.3]

“Bici senza catene a “Kongens Nytorv”, Copenhagen, DK, 2012

di Fabio Cremascoli

Qui di seguito vorrei fornire un contributo operativo al dibattito sulla rigenerazione delle medie/grandi città attraverso la proposta di un processo per l’elaborazione partecipata di  politiche e progetti per il miglioramento della qualità della vita, che si traducono in una ipotesi di piano di transizione e di decrescita urbana (1).

Cos’è un piano di transizione e decrescita urbana
Un piano di transizione e decrescita urbana è un strumento che prevede una serie di azioni per diminuire/ottimizzare l’uso di energia e risorse naturali, realizzabile attraverso la partecipazione degli abitanti. E’ dunque un “piano di cambiamento” a tutto tondo, che tiene in considerazione scenari di livello globale e di livello locale: da una parte gli effetti del cambiamento del clima, il problema del picco del petrolio e dei minerali e la crisi economico-finanziaria che nel lungo termine, in assenza di fonti e soluzioni energetiche alternative ai combustibili fossili capaci di offrire un elevato tasso di energia restituita rispetto a quella investita, possono costituire un serio problema per la stabilità dell’intero ecosistema terrestre; dall’altra i problemi propri delle città di oggi, generalizzabili nella congestione veicolare, nell’inquinamento, nella mancanza di una pianificazione che tenga conto di giovani, bambini e categorie socialmente deboli, nelle architetture e nei progetti di riqualificazione urbanistica autoreferenziali e spesso privi di capacità di futuro.Continua a leggere…

A Detroit un centro ricerche universitario sull’agricoltura urbana

di Marisa Schultz*

L’Università dello Stato del Michigan propone alle autorità cittadine un piano da 100 milioni di dollari per trasformare ex superfici industriali, edifici abbandonati e parcheggi in spazi per l’agricoltura urbana dedicati alla ricerca di settore. Così Detroit potrebbe diventare un modello globale di produzione alimenti e colture per l’energia in un ambiente urbano prima impensabile: dentro edifici cadenti, terreni avvelenati, complessi commerciali e industriali di prefabbricati. E il tipo di tecnologie che i ricercatori della MSU sperano di sviluppare sperimentando colture in un ambiente a scarsità energetica e di acqua potrebbero diventare un modello da esportare in tante città dense del mondo che hanno difficoltà di approvvigionamento alimentare.

Continua a leggere…

Ma è vero che i grattacieli li costruiscono per risparmiare la campagna?

di Pietro Pagliardini

«Basta rubare terreno all’agricoltura, costruiamo in altezza!», dice sempre più spesso chi desidera costruire grattacieli, un modello architettonico d’inizio Novecento spacciato per ultramoderno. Affermazione insidiosa, che riferendosi alla fonte della stessa sopravvivenza umana, la produzione di cibo, si appella alle corde più sensibili dell’ambientalismo profondo. Sarebbe facile contestarla dal punto di vista storico, visto che la fame nel mondo, pur rappresentando ancora un dramma planetario enorme, è fortemente diminuita ed è ormai chiaro che le cause non sono imputabili, se non per aspetti marginali, all’occupazione urbana del suolo, ma a cause di ordine politico ed economico generali. Esistono però ragioni più semplici per smascherare la vacuità di tale affermazione. Sia dunque dato un grattacielo di 20 piani, alto 70 metri e con base 25×25 metri, inserito al centro di un lotto quadrato di 70 metri. Continua a leggere…

Curitiba, altro che Terzo Mondo!

L’impegno di un sindaco, il brasiliano Jaime Lerner della città di Curitiba, che “qui ed ora” ha cambiato il volto della sua città rendendola una delle realtà più evolute e una delle più grandi esperienze di cambiamento sociale che sia stata mai realizzata.

 di Dario Fo

Una delle città brasiliane più prosperose, organizzata e con qualità di vita migliore.  Curitiba è esempio in tutto il mondo nelle soluzioni urbanistiche e vita ambientale.  Eletta capitale americana della cultura nel 2003, in un’iniziativa promossa dall’organizzazione capitale americana della coltura, creata nel 1997 e diretta verso i membri dei paesi dell’ OEA.  Città di coltura eclettica e fortemente influenzata dalla immigrazione tedesca, polacca ucraina e italiana, da cui discende la maggior parte della popolazione di Curitiba.  Questo fatto è percepito da chi arriva e nota l’architettura, la gastronomia e le abitudini locali.  E’ conosciuta come la capitale ecologica del Brasile, Curitiba conserva vaste zone verdi ed abbraccia l’ecologia della forma ampia.  Ambiente con fauna e  flora ricca e differenziata. I prodotti principali sono il matè e il caffè.
Fondata nel 1654, Curitiba è la capitale dello stato del Paranà sin dal 1831. Abitanti: circa 2.500.000.
Vi sorgono l’Università federale del Paraná (1912) e l’Università cattolica del Paraná (1959).Continua a leggere…