Camminare per riappropriarsi dei luoghi

gustave_caillebotte_paris_street_rainy_day_1877_wikiSecondo Walter Benjamin attraverso una immersione percettiva e sensoriale-emozionale nei percorsi cittadini, il “camminatore lento e vagabondo” ( il flaneur) è testimone di un incontro tra pensiero e città che porta a più intima conoscenza delle diverse dimensioni urbane. L’arte della “camminata di quartiere” è diventata nel tempo una tecnica ricorrente degli etno-antropologi e degli urban planners. Potrebbe essere utile oggi riscoprirla e praticarla negli spazi in cui la città incontra la campagna, per impostare progetti partecipati di ruralizzazione urbana. Qui di seguito di ripropone un articolo sull’argomento pubblicato agli inizi del 2000 sul sito “Cittadini – Rai”.

Le metropoli moderne sono delle reti dove perdersi non solo è facile, ma anche affascinante. Dimentichi per un attimo del nostro percorso pedonale quotidiano, immaginiamo una giornata in cui, invece di proseguire verso l’abituale luogo di lavoro, scendiamo ad una fermata a caso, e iniziamo a vagabondare per la città. Iniziamo a perderci. Camminare non per arrivare a destinazione, ma per il gusto di farlo, per il gusto di scoprire angoli mai visti. La letteratura, di questi “vagabondi urbani”, ne ha fatto una figura tipica: il flaneur.Continua a leggere…

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Dalla conurbazione periferica alla “Bioregione insediata”. Quale ecologia per la città contemporanea?

Qui di seguito potete leggere un articolo molto interessante e forse un po’ datato, ma comunque attuale, sul tema della Città Bioregionale. Oggi (come ieri!) il tema di quale possa essere il più adatto contesto territoriale per la pianificazione  è molto sentito. Probabilmente i vecchi piani urbanistici delle grandi medie città riferiti al solo “perimetro” delle stesse non sono più efficaci. Forse anche i tradizionali confini amministrativi e il sistema di planning a “cascata” per singolo livello amministrativo non lo è più. E’ quindi necessario individuare contesti territoriali omogenei, basati su riferimenti morfologici, ecologici,  culturali e identitari, che siano la base di riferimento per una pianificazione partecipata di comunità, fatta non solo con i metodi tradizionali dell’urbanistica, ma sempre più con modalità di interazione reticolare P2P – peer-to-peer, di collaborazione diffusa. Quale può essere “il sistema territoriale efficiente” per la nuova pianificazione post-crisi? Il concetto di Bioregione ci torna molto utile, ma anche quello di Bacino-Sottobacino idrografico ad esempio…. ragioniamoci!

Riflesso nell'acquadi Giorgio Pizziolo*
Di fronte alla gravità dell’alterazione della condizione ecologica delle nostre città, la risposta deve essere di tipo olistico, nella ricerca di un rapporto “città/ambiente” capace di comprendere tutte le istanze coinvolte. Ciò non significa che invece la strategia non possa svilupparsi per azioni locali specifiche e differenziate. Anche per l’urbanistica ecologica può valere il principio ‘pensare globalmente – agire localmente’. Tutto ciò comporta in ogni caso un cambiamento di paradigma epistemologico-disciplinare, nonché una pratica sperimentale partecipata.Continua a leggere…

La Biodiversità sociale, tra gli indicatori di qualità urbana

Nell’ambito del costituendo gruppo di studio nazionale “Decrescita e Urbanistica” del Movimento per la decrescita felice (rintracciabile su facebook), stiamo avviando un brainstorming, ed una raccolta di prime proposte, per elaborare in seguito documenti utili come traccia di policy per una corretta gestione urbana e territoriale. Lo spunto iniziale è QUESTO articolo sulla Transizione urbana, che è anche una meta, intermedia o finale che sia di un percorso che vedrà coinvolta MDF a proporre soluzioni di sostenibilità intelligente per la città di domani. Altro elemento di studio riguarda tutti quei sistemi di condivisione delle informazioni georeferenziate, che vogliamo analizzare e sperimentare, per fare diventare la comunicazione sulle trasformazioni urbanistiche efficiente e trasparente. Su questo punto è utile leggere l’articolo “Condividere l’idea di Suolo a Milano“, di Salviamo il Paesaggi, gruppo di cui siamo parte attiva.

di Michele Mazzocchi

Nella serie di conferenze del Festival dell’Architettura organizzato dall’Università di Parma dedicate alle città europee ho avuto modo di ascoltare l’intervento di Andres Tyrrestrup circa il progetto dello studio associato AART Architects per residenze per studenti ad Ørestad, il Bikuben Student Residence. L’idea guida del progetto è quella di portare gli studenti a condividere il più possibile tempo e spazi con gli altri riducendo la sensazione di solitudine. Durante l’iter progettuale lo studio si è avvalso della collaborazione di psicologi comportamentali e in termini architettonici le scelte si sono tradotte in una riduzione delle dimensioni degli alloggi e nell’integrazione di servizi comuni su ogni piano dell’edificio facendo attenzione all’orientamento e alla visibilità di questi. La commistione delle attività nella vita di tutti i giorni è vista, a ragione, come qualcosa di positivo, ma nel caso specifico è circoscritta ad uno studentato in una porzione di città dedicata quasi esclusivamente agli studenti. Continua a leggere…

Transizione di medie e grandi città. Ipotesi di piano di cambiamento.

«Prospettive: entro il 2050 l’economia dell’UE sarà cresciuta in maniera da rispettare i vincoli imposti dalle risorse e i limiti del pianeta, contribuendo in questo modo ad una trasformazione economica globale. L’economia sarà competitiva, inclusiva e offrirà un elevato standard di vita, con impatti ambientali notevolmente ridotti. Tutte le risorse – materie prime, energia, acqua, aria, terra e suolo – saranno gestite in modo sostenibile. Saranno stati conseguiti importanti traguardi nella lotta contro i cambiamenti climatici, mentre la biodiversità e i relativi servizi ecosistemici saranno stati tutelati, valorizzati e in larga misura ripristinati».
[COM (2011) 571 final, p.3]

“Bici senza catene a “Kongens Nytorv”, Copenhagen, DK, 2012

di Fabio Cremascoli

Qui di seguito vorrei fornire un contributo operativo al dibattito sulla rigenerazione delle medie/grandi città attraverso la proposta di un processo per l’elaborazione partecipata di  politiche e progetti per il miglioramento della qualità della vita, che si traducono in una ipotesi di piano di transizione e di decrescita urbana (1).

Cos’è un piano di transizione e decrescita urbana
Un piano di transizione e decrescita urbana è un strumento che prevede una serie di azioni per diminuire/ottimizzare l’uso di energia e risorse naturali, realizzabile attraverso la partecipazione degli abitanti. E’ dunque un “piano di cambiamento” a tutto tondo, che tiene in considerazione scenari di livello globale e di livello locale: da una parte gli effetti del cambiamento del clima, il problema del picco del petrolio e dei minerali e la crisi economico-finanziaria che nel lungo termine, in assenza di fonti e soluzioni energetiche alternative ai combustibili fossili capaci di offrire un elevato tasso di energia restituita rispetto a quella investita, possono costituire un serio problema per la stabilità dell’intero ecosistema terrestre; dall’altra i problemi propri delle città di oggi, generalizzabili nella congestione veicolare, nell’inquinamento, nella mancanza di una pianificazione che tenga conto di giovani, bambini e categorie socialmente deboli, nelle architetture e nei progetti di riqualificazione urbanistica autoreferenziali e spesso privi di capacità di futuro.Continua a leggere…

Curitiba, altro che Terzo Mondo!

L’impegno di un sindaco, il brasiliano Jaime Lerner della città di Curitiba, che “qui ed ora” ha cambiato il volto della sua città rendendola una delle realtà più evolute e una delle più grandi esperienze di cambiamento sociale che sia stata mai realizzata.

 di Dario Fo

Una delle città brasiliane più prosperose, organizzata e con qualità di vita migliore.  Curitiba è esempio in tutto il mondo nelle soluzioni urbanistiche e vita ambientale.  Eletta capitale americana della cultura nel 2003, in un’iniziativa promossa dall’organizzazione capitale americana della coltura, creata nel 1997 e diretta verso i membri dei paesi dell’ OEA.  Città di coltura eclettica e fortemente influenzata dalla immigrazione tedesca, polacca ucraina e italiana, da cui discende la maggior parte della popolazione di Curitiba.  Questo fatto è percepito da chi arriva e nota l’architettura, la gastronomia e le abitudini locali.  E’ conosciuta come la capitale ecologica del Brasile, Curitiba conserva vaste zone verdi ed abbraccia l’ecologia della forma ampia.  Ambiente con fauna e  flora ricca e differenziata. I prodotti principali sono il matè e il caffè.
Fondata nel 1654, Curitiba è la capitale dello stato del Paranà sin dal 1831. Abitanti: circa 2.500.000.
Vi sorgono l’Università federale del Paraná (1912) e l’Università cattolica del Paraná (1959).Continua a leggere…

Aversa città sostenibile

Molto interessanti le riflessioni del presidente del WWF Campania, che in un’ottica da noi condivisa e supportata, effettua un percorso di immaginazione  della città desiderata proponendo una serie di politiche ed azioni settoriali di pianificazione e gestione urbana sostenibile. Molto corretta la citazione della “decrescita felice” sul tema della riduzione dei rifiuti, argomento che è però applicabile a tutti i fattori di impatto ambientale citati nei successivi punti. Buona lettura.

di Alessandro Gatto

Ad Aversa è possibile pensare ad un nuovo modello di sviluppo, più attento al benessere dei cittadini attraverso la sostenibilità ambientale delle azioni e delle scelte. Lo sviluppo sostenibile ad Aversa deve essere declinato nella visione politica futura della città. Deve essere parte integrante e quindi prerequisito della politica e non più una semplice “ciliegina” da apporre, quando serve, per “rinverdire” una gestione che di sostenibile ha poco o nulla. Le scelte in campo di urbanistica, mobilità, gestione dei rifiuti, energia, e così via devono avere tutte un filo comune che vada nella direzione della bellezza, dell’armonia con l’ambiente e della felicità dei cittadini a partire dai più piccoli e dai più bisognosi. Solo così si può attuare il modello di sviluppo sostenibile. Partendo da una nuova sensibilità nell’operare la gestione della città.Continua a leggere…