Corso sulle Earthships con Mike Reynolds

Gli amici di Transition Italia ci segnalano che Mike Reynolds, ideatore delle Earthships – Biotecture sta facendo un tour Europeo e il 21 maggio farà un corso di 1 giorno a Aquaworld (Concorezzo – MB).

Le Earthships, edifici affascinanti costruiti principalmente con materiali di recupero come copertoni e bottiglie, potrebbero essere le soluzioni a molti problemi che hanno a che fare con i bisogni umani di avere una casa bella e che soddisfi i bisogni di energia, acqua e cibo.

Ci sono già oltre 2000 case costruite in questo modo e rappresentano uno stile di vita accogliente e sostenibile. Per ogni tipo di clima, dai deserti secchi e soleggiati del New Mexico, alle montagne del Colorado, l”altopiano tropicale del Guatemala fino al estremo dell’Argentina. Ma pochi in Europa – almeno fino a questo momento …Continua a leggere…

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Vincent McNabb – La chiesa e la terra

prefazione al libro di Vincent McNabb, La chiesa e la terra, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2013, euro 18. di Giannozzo Pucci Ivan Illich sosteneva che la modernità è un capitolo dell’ecclesiologia, perciò se abbiamo intorno a noi e oramai anche nelle nostre mentalità e comportamenti un mondo artificiale costruito in contrasto con i principi del […]

La città che vogliamo

CONFERENZA – Istruzioni per il futuro. Dialogo: la città che vogliamo.
Villa Bombrini, Genova – 21 Settembre 2013
relazione di Carla Majorano (Movimento Decrescita Felice Circolo di Napoli)

LA-CITTA-CHE-VOGLIAMOPremessa.
Il Rapporto globale sugli insediamenti umani 2011 dell’ONU rileva che abbiamo superato la soglia del 50% della popolazione mondiale che vive in aree urbane. Non ci sono mai state sulla terra così tante persone per le quali alimentazione, riscaldamento e altri bisogni primari dipendano da luoghi altri e così distanti. Gli essi elementi che hanno reso possibile questa vertiginosa urbanizzazione, quali il consumo massiccio di petrolio e di gas naturale, sono responsabili del picco del petrolio e dei cambiamenti climatici, questioni che minacciano di destabilizzare il mondo contemporaneo, urbano e globalizzato.
Da sempre il destino delle città è strettamente legato all’evoluzione dei gruppi sociali dominanti e ai modelli economici e sociali da essi imposti, ma con l’affermarsi del pensiero unico e della globalizzazione, esso è sempre più legato alle varie metamorfosi del capitalismo e le città moderne sono l’espressione fisica del modello economico dominante: la crescita materiale e quantitativa.Continua a leggere…

Dalla conurbazione periferica alla “Bioregione insediata”. Quale ecologia per la città contemporanea?

Qui di seguito potete leggere un articolo molto interessante e forse un po’ datato, ma comunque attuale, sul tema della Città Bioregionale. Oggi (come ieri!) il tema di quale possa essere il più adatto contesto territoriale per la pianificazione  è molto sentito. Probabilmente i vecchi piani urbanistici delle grandi medie città riferiti al solo “perimetro” delle stesse non sono più efficaci. Forse anche i tradizionali confini amministrativi e il sistema di planning a “cascata” per singolo livello amministrativo non lo è più. E’ quindi necessario individuare contesti territoriali omogenei, basati su riferimenti morfologici, ecologici,  culturali e identitari, che siano la base di riferimento per una pianificazione partecipata di comunità, fatta non solo con i metodi tradizionali dell’urbanistica, ma sempre più con modalità di interazione reticolare P2P – peer-to-peer, di collaborazione diffusa. Quale può essere “il sistema territoriale efficiente” per la nuova pianificazione post-crisi? Il concetto di Bioregione ci torna molto utile, ma anche quello di Bacino-Sottobacino idrografico ad esempio…. ragioniamoci!

Riflesso nell'acquadi Giorgio Pizziolo*
Di fronte alla gravità dell’alterazione della condizione ecologica delle nostre città, la risposta deve essere di tipo olistico, nella ricerca di un rapporto “città/ambiente” capace di comprendere tutte le istanze coinvolte. Ciò non significa che invece la strategia non possa svilupparsi per azioni locali specifiche e differenziate. Anche per l’urbanistica ecologica può valere il principio ‘pensare globalmente – agire localmente’. Tutto ciò comporta in ogni caso un cambiamento di paradigma epistemologico-disciplinare, nonché una pratica sperimentale partecipata.Continua a leggere…

Urban vs.Rural Sustainability

di Toby Hemenway

Più di dieci anni fa io e mia moglie ci trasferimmo in campagna. Una delle molte ragioni che ci spinsero a lasciare la città era il poter finalmente perseguire il sogno di una autosufficienza: creare una fondo progettato in permacultura che limitasse il nostro consumo di risorse e che ci permettesse di approfittare maggiormente dell’abbondanza della natura. Nascosta nel profondo dei miei pensieri cera la sottile sensazione che, prima o poi, il party dell’iperconsumo sarebbe finito – il petrolio si sarebbe esaurito e le cose sarebbero potute degenerare. Volevo riuscire a collocarci dove avremmo potuto essere meno dipendenti dai combustibili fossili quando il cordone ombelicale del petrolio si sarebbe rotto. Abbiamo fatto un sacco di strada verso la realizzazione di quel sogno. La rossa argilla di quella che era una radura artificiale divenne terriccio color del cioccolato anche se notai come, nonostante i nostri alberi crescessero e maturassero, io avessi bisogno di importare cippato dalla centrale elettrica o letame dalla stalla a due miglia di distanza. Dal giardino proveniva un flusso continuo di frutta e verdura ma, confesso, facevo finta di ignorare la quantità di acqua che dovevamo estrarre dal pozzo quando la riserva di acqua piovana si esauriva nei quattro mesi di stagione secca dell’Oregon Meridionale.Continua a leggere…

Curitiba, altro che Terzo Mondo!

L’impegno di un sindaco, il brasiliano Jaime Lerner della città di Curitiba, che “qui ed ora” ha cambiato il volto della sua città rendendola una delle realtà più evolute e una delle più grandi esperienze di cambiamento sociale che sia stata mai realizzata.

 di Dario Fo

Una delle città brasiliane più prosperose, organizzata e con qualità di vita migliore.  Curitiba è esempio in tutto il mondo nelle soluzioni urbanistiche e vita ambientale.  Eletta capitale americana della cultura nel 2003, in un’iniziativa promossa dall’organizzazione capitale americana della coltura, creata nel 1997 e diretta verso i membri dei paesi dell’ OEA.  Città di coltura eclettica e fortemente influenzata dalla immigrazione tedesca, polacca ucraina e italiana, da cui discende la maggior parte della popolazione di Curitiba.  Questo fatto è percepito da chi arriva e nota l’architettura, la gastronomia e le abitudini locali.  E’ conosciuta come la capitale ecologica del Brasile, Curitiba conserva vaste zone verdi ed abbraccia l’ecologia della forma ampia.  Ambiente con fauna e  flora ricca e differenziata. I prodotti principali sono il matè e il caffè.
Fondata nel 1654, Curitiba è la capitale dello stato del Paranà sin dal 1831. Abitanti: circa 2.500.000.
Vi sorgono l’Università federale del Paraná (1912) e l’Università cattolica del Paraná (1959).Continua a leggere…

La crisi della città secondo Serge Latouche

Qui di seguito viene riproposto un articolo di Latouche, che esprime quanto si può leggere anche in “Tracce progettuali per un nuovo rinascimento urbano” (MDF). Le città dovranno essere oggetto di riqualificazione e rigenerazione in senso decrescista, attivando sin da oggi percorsi di transizione verso modelli urbani più efficienti ed ecocompatibili, costruendo la resilienza locale.. (FC)

Da Carta.org un interessante articolo nel quale il filosofo ed economista esamina la crisi della città e ne argomenta la soluzione: «La crisi è politica e dunque il rimedio deve anche essere politico»

di Serge Latouche

Riassunto. Il disastro urbano che ciascuno può constatare, è il risultato di logiche che sfuggono palesemente agli architetti e agli urbanisti. Tuttavia questi ne sono stati i complici e al medesimo tempo hanno cercato di porrvi rimedio. Ma l’architettura ecoresponsabile [o l’habitat bioclimatico] non è la soluzione, al meglio costituisce un elemento ipotetico della soluzione. Questi tentativi onorevoli degli architetti e degli urbanisti di porre rimedio alla crisi urbana e sociale proponendo schemi ingegnosi sono condannati allo scacco per mancanza di un’analisi globale del fallimento della società della crescita. La crisi è politica e dunque il rimedio deve anche essere politico. È questa la ragione per cui il progetto della decrescita passa necessariamente attraverso una rifondazione del politico e quindi della polis, la città e del suo rapporto con la natura.Continua a leggere…