Territorio, insediamenti, comunità nell’era della decrescita felice

di Carla Majorano*

permaculturaIl Rapporto globale sugli insediamenti umani 2011 dell’ONU rileva che abbiamo superato la soglia del 50% della popolazione mondiale che vive in aree urbane. Non ci sono mai state sulla terra così tante persone per le quali alimentazione, riscaldamento e altri bisogni primari dipendono da luoghi altri e così distanti. Gli stessi elementi che hanno reso possibile questa vertiginosa urbanizzazione, il consumo massiccio di petrolio e gas naturale, sono responsabili del picco del petrolio e dei cambiamenti climatici, questioni che minacciano di destabilizzare il mondo contemporaneo, urbano e globalizzato.

Le città moderne sono l’espressione fisica del modello economico dominante: la crescita materiale e quantitativa. Gli attuali modelli insediativi comportano un alto consumo di risorse naturali non rinnovabili –materie prime, combustibili fossili, acqua, suolo- e l’emissione di sostanze inquinanti in atmosfera, nel suolo e nelle acque. Tutte le città sono cresciute inglobando il territorio agricolo circostante per cui gli antichi modelli economici e sociali basati sull’interdipendenza fra insediamenti urbani e campagna, sono entrati progressivamente in crisi fino al collasso attuale.Continua a leggere…

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Urban vs.Rural Sustainability

di Toby Hemenway

Più di dieci anni fa io e mia moglie ci trasferimmo in campagna. Una delle molte ragioni che ci spinsero a lasciare la città era il poter finalmente perseguire il sogno di una autosufficienza: creare una fondo progettato in permacultura che limitasse il nostro consumo di risorse e che ci permettesse di approfittare maggiormente dell’abbondanza della natura. Nascosta nel profondo dei miei pensieri cera la sottile sensazione che, prima o poi, il party dell’iperconsumo sarebbe finito – il petrolio si sarebbe esaurito e le cose sarebbero potute degenerare. Volevo riuscire a collocarci dove avremmo potuto essere meno dipendenti dai combustibili fossili quando il cordone ombelicale del petrolio si sarebbe rotto. Abbiamo fatto un sacco di strada verso la realizzazione di quel sogno. La rossa argilla di quella che era una radura artificiale divenne terriccio color del cioccolato anche se notai come, nonostante i nostri alberi crescessero e maturassero, io avessi bisogno di importare cippato dalla centrale elettrica o letame dalla stalla a due miglia di distanza. Dal giardino proveniva un flusso continuo di frutta e verdura ma, confesso, facevo finta di ignorare la quantità di acqua che dovevamo estrarre dal pozzo quando la riserva di acqua piovana si esauriva nei quattro mesi di stagione secca dell’Oregon Meridionale.Continua a leggere…