Pianificare coi cittadini

di Giuseppe Carpentieri*

Si è conclusa a Salerno una sperimentazione autogestita sul tema della rigenerazione urbana con l’approccio della pianificazione partecipata. Per la prima volta i cittadini sono chiamati ad esprimere i propri desideri, le proprie percezioni e progettare la città.

Usando il metodo dell’open space tecnology, il circolo territoriale Movimento per la Decrescita Felice di Salerno ha voluto sperimentare un ciclo di incontri volti ad apprendere nuove abilità e conoscenze con l’obiettivo di immaginare una trasformazione urbana per la zona orientale della città. Nei primi incontri i cittadini hanno individuato le priorità, ed in quello finale hanno sperimentato il metodo percettivo ideato da uno dei maestri dell’urbanistica, Kevin Lynch.

L’incontro finale ha restituito l’interpretazione e l’analisi del lavoro svolto dai cittadini con l’approfondimento circa la storia urbanistica di Salerno. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza dei processi decisionali e consentire ai cittadini di prendersi spazi democratici finora negati. Conoscere il corso della storia, gli errori, i cambiamenti sociali, le opportunità perse e ripercorrere i fatti accedendo a conoscenze spesso “nascoste”, i cittadini possono immaginare una nuova società partendo dal cambio dei paradigmi culturali.

*gruppo Territorio e Insediamenti Umani del MDF

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Dalla conurbazione periferica alla “Bioregione insediata”. Quale ecologia per la città contemporanea?

Qui di seguito potete leggere un articolo molto interessante e forse un po’ datato, ma comunque attuale, sul tema della Città Bioregionale. Oggi (come ieri!) il tema di quale possa essere il più adatto contesto territoriale per la pianificazione  è molto sentito. Probabilmente i vecchi piani urbanistici delle grandi medie città riferiti al solo “perimetro” delle stesse non sono più efficaci. Forse anche i tradizionali confini amministrativi e il sistema di planning a “cascata” per singolo livello amministrativo non lo è più. E’ quindi necessario individuare contesti territoriali omogenei, basati su riferimenti morfologici, ecologici,  culturali e identitari, che siano la base di riferimento per una pianificazione partecipata di comunità, fatta non solo con i metodi tradizionali dell’urbanistica, ma sempre più con modalità di interazione reticolare P2P – peer-to-peer, di collaborazione diffusa. Quale può essere “il sistema territoriale efficiente” per la nuova pianificazione post-crisi? Il concetto di Bioregione ci torna molto utile, ma anche quello di Bacino-Sottobacino idrografico ad esempio…. ragioniamoci!

Riflesso nell'acquadi Giorgio Pizziolo*
Di fronte alla gravità dell’alterazione della condizione ecologica delle nostre città, la risposta deve essere di tipo olistico, nella ricerca di un rapporto “città/ambiente” capace di comprendere tutte le istanze coinvolte. Ciò non significa che invece la strategia non possa svilupparsi per azioni locali specifiche e differenziate. Anche per l’urbanistica ecologica può valere il principio ‘pensare globalmente – agire localmente’. Tutto ciò comporta in ogni caso un cambiamento di paradigma epistemologico-disciplinare, nonché una pratica sperimentale partecipata.Continua a leggere…

Débat Public: recuperare la dimensione sociale dei progetti

Intervista a Patrick Legrand, Vice Presidente Commission Nationale Débat Public
di Agnese Bertello

In Francia da un decennio esiste una legge che istituisce un modello e una prassi per la partecipazione dei cittadini. Si tratta del Débat Public.

Come funziona esattamente il Débat Public? Come viene avviato il processo e quando è obbligatorio?
La legge francese prevede che un imprenditore che abbia in mente di realizzare un progetto infrastrutturale di una certa rilevanza debba presentarlo alla Commissione Nationale del Débat Public (DP). Oltre ad alcuni tipi di progetti, che vengono automaticamente iscritti, ci sono alcuni parametri, di carattere finanziario e industriale, che stabiliscono quando, negli altri settori, è obbligatorio sottoporre il progetto all’analisi della Commissione e quando invece questo processo è “facoltativo”; la legge quindi distingue due diverse soglie, una che individua i progetti per i quali il processo è obbligatorio e una per i quali questo percorso è facoltativo. Facoltativo significa che la Società promotrice del progetto deve fare un’iniziale comunicazione pubblica sul progetto, indicandone le caratteristiche, fornendo in questo modo la possibilità alle altre parti in causa, cittadini, associazioni, rappresentanti delle istituzioni locali, di presentare il progetto alla Commissione Nazionale per valutare la possibilità di avviare un Débat public. A quel punto i membri della commissione analizzano il progetto e le sue implicazioni a livello nazionale di carattere ambientale, economico, sociale e valutano se avviare o no il dibattito e in quale forma. La Commissione è un’autorità amministrativa indipendente e in funzione di alcuni parametri fissati per legge, cioè l’interesse nazionale, l’impatto ambientale, sociale ed economico, del progetto, valuta se sottoporre o no al DP il progetto presentatole.

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Come le comunità P2P cambieranno il mondo

Come le comunità P2P cambieranno il mondo – Intervista con Michel Bauwens, fondatore della P2P Foundation

di Simone Cicero

Molti di voi, alle parole peer to peer ricorderanno istantaneamente Napster, eMule e la pletora di soluzioni e tecnologie per il file sharing che, da molti anni e ancora oggi permettono la libera circolazione e lo scambio di files di ogni tipo, con annesse problematiche e polemiche legate alla protezione del copyright.
Nella realtà con il termine p2p si intende da molto tempo ormai quel ventaglio di soluzioni, paradigmi, approcci incentrati sul co-design (progettazione collaborativa) e sulla co-creazione, sull’apertura e sulla Libertà: ovvero ogni approccio decentralizzato, comune, distribuito, partecipato e paritario nel fornire soluzioni libere e aperte a problemi comuni. La tecnologia e le piattaforme tecnologiche dunque (e in particolare il software) sono solo uno dei molteplici aspetti di questo movimento, che in effetti non si pone limiti di sorta: l’obiettivo di lungo termine è sostanzialmetne quello di facilitare l’emergere e il consolidarsi di comunità capaci di giocare un nuovo ruolo, un ruolo produttivo tradizionalmente appannaggio delle aziende secondo il modello capitalistico della produzione industriale dei beni e dei servizi.Continua a leggere…