Carta per la ricostruzione della città europea – Léon Krier

LeonKrier

Riportiamo qui di seguito la “Carta per la ricostruzione della città europea” (1980), di Léon Krier, architetto e urbanista neo-tradizionale (esponente di spicco del movimento del New Urbanism) ed autore del villaggio di Pounbury in Dorchester (GB) 

Fonte: Il Covile

SVILUPPO E PROGRESSO
Il mito del progresso tecnico illimitato e dello sviluppo hanno condotto i paesi maggiormente “sviluppati” ai limiti dell’esaurimento fisico e culturale. La febbre del profitto immediato, l’impero del denaro, hanno razziato città e campagne.
La produzione industriale, cioè l’estremo sviluppo delle forze produttive, ha distrutto in meno di duecento anni quelle città e paesaggi che erano il risultato di migliaia di anni di fatiche, intelligenza e cultura dell’uomo.
Dobbiamo ora riconoscere il valore assoluto delle città preindustriali, delle “città di pietra”. Non porre termine alla distruzione di queste enormi fatiche dell’uomo significherebbe condannare noi stessi e le generazioni future alla produzione e al consumo di un insieme di oggetti inconsistenti. L’enorme lavoro che attende la nostra generazione per ovviare ai danni e alle distruzioni degli ultimi trent’anni deve essere intrapreso nella prospettiva di PERMANENZA materiale.

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La pianificazione “debole e felice”

Postiamo questo articolo sul concetto di “pianificazione debole” da ricondurre ai temi del cosiddetto “Quarto Paesaggio”. Nel pezzo di parla di comunità aperte ed inclusive, di capacità di immaginazione condivisa del territorio/paesaggio nel futuro, di  adattabilità dei processi di progettazione, ecc. In sostanza si propone l’affermezione di una “neo-urbanistica” (o urbanistica debole) molto ispirata alle scienze della complessità.

alberofelixdi P. Persico e I. Giarletta
Barbara Rizzo, dottore di Ricerca e Professore di Storia del Paesaggio alla Facoltà di Architettura di Roma 1, nel suo saggio Costruzione di identità tra conoscenza ed azione ‐ in Nuovi orizzonti del paesaggio, a cura di B. Cillo (Alinea 2008) ‐ riprende un brano di Thomas Bernhard, per introdurre il concetto di “saper vedere” il paesaggio. Il brano, infatti, nel ribadire il legame tra storia di un territorio e paesaggio, esce fuori dallo schema di conservazione del paesaggio, ribadendo che la capacità di leggere la sua storia e quello che sta accadendo al paesaggio deve, implicitamente, connettersi anche alla capacità di leggere il potenziale in termini di possibili scenari. In questa visione, lo sguardo comprende una capacità, un saper vedere nuovo, in modo cognitivo e strategico, dove per strategico si intende la consapevolezza delle forze in campo, della Natura e dell’Uomo.
Questo sguardo cognitivo strategico è raramente presente nella pianificazione territoriale e paesaggistica (e nella pianificazione in genere). Questo fatto è attribuibile ai modelli di pianificazione esistenti (pianificazione forte o gerarchica), che si basano su modelli di apprendimento, o di accumulo di informazioni, oramai messi in discussione dai crescenti insuccessi della pianificazione moderna, sia in termini di efficacia che di efficienza. Questa nuova capacità di acquisire informazioni, per farla penetrare nelle pratiche dell’architettura e dell’urbanistica, ha bisogno di percorsi sperimentali e di laboratori di apprendimento non facilmente disponibili; la frammentazione dei processi di government e di governance sui temi della pianificazione, ostacola non poco la sperimentazione su ampia scala.Continua a leggere…

Libro bianco su Conflitti territoriali e Infrastrutture di trasporto

Mettiamo a disposizione questa interessante guida per la gestione dei conflitti territoriali correlati alla localizzazione di infrastrutture di trasporto, prodotto principalmente da Avanzi e TRT. Crediamo il testo sia molto utile per avere un quadro generale degli strumenti e dei metodi che possono aiutarci ad impostare percorsi di pianificazione partecipata, basata però sul principio “no net loss” (nessuna perdita netta) per le popolazioni locali e per il paesaggio e il territorio. Teniamone conto per costruirci un bagaglio di informazioni orientate alla progettualità propositiva dei gruppi che vogliono proporro percorsi di transizione e decrescita urbana.