Decrescita e Slow City

Qualche tempo fa una laureanda in architettura impegnata in una tesi di laurea sugli “approcci alternativi al declino delle città odierne”, ha chiesto un parere al gruppo “Territorio e Insediamenti Umani” di MDF, in particolare domandando se i principi delle “Città Slow” di Slow Food possano essere considerati come principi applicativi di una politica urbana della decrescita felice. Qui di seguito una prima riflessione da parte dell’Architetto Paola Malgarotto*. 

cittaslowSe siamo d’accordo che l’assunto principale della decrescita è che le risorse naturali sono limitate e quindi non si può immaginare un sistema votato ad una crescita infinita, ciò che delinea un piano strategico di decrescita del territorio dovrebbe sicuramente muovere dalla riduzione drastica nell’uso di: energia, rifiuti, acqua, suolo, mobilità all’interno di una cornice di territorio molto definita che è quella disegnata dal contesto del paesaggio locale, dove i rapporti fra le singole componenti sono programmati secondo una circolarità aperta e dinamica.Continua a leggere…

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Camminare per riappropriarsi dei luoghi

gustave_caillebotte_paris_street_rainy_day_1877_wikiSecondo Walter Benjamin attraverso una immersione percettiva e sensoriale-emozionale nei percorsi cittadini, il “camminatore lento e vagabondo” ( il flaneur) è testimone di un incontro tra pensiero e città che porta a più intima conoscenza delle diverse dimensioni urbane. L’arte della “camminata di quartiere” è diventata nel tempo una tecnica ricorrente degli etno-antropologi e degli urban planners. Potrebbe essere utile oggi riscoprirla e praticarla negli spazi in cui la città incontra la campagna, per impostare progetti partecipati di ruralizzazione urbana. Qui di seguito di ripropone un articolo sull’argomento pubblicato agli inizi del 2000 sul sito “Cittadini – Rai”.

Le metropoli moderne sono delle reti dove perdersi non solo è facile, ma anche affascinante. Dimentichi per un attimo del nostro percorso pedonale quotidiano, immaginiamo una giornata in cui, invece di proseguire verso l’abituale luogo di lavoro, scendiamo ad una fermata a caso, e iniziamo a vagabondare per la città. Iniziamo a perderci. Camminare non per arrivare a destinazione, ma per il gusto di farlo, per il gusto di scoprire angoli mai visti. La letteratura, di questi “vagabondi urbani”, ne ha fatto una figura tipica: il flaneur.Continua a leggere…

Territorio, insediamenti, comunità nell’era della decrescita felice

di Carla Majorano*

permaculturaIl Rapporto globale sugli insediamenti umani 2011 dell’ONU rileva che abbiamo superato la soglia del 50% della popolazione mondiale che vive in aree urbane. Non ci sono mai state sulla terra così tante persone per le quali alimentazione, riscaldamento e altri bisogni primari dipendono da luoghi altri e così distanti. Gli stessi elementi che hanno reso possibile questa vertiginosa urbanizzazione, il consumo massiccio di petrolio e gas naturale, sono responsabili del picco del petrolio e dei cambiamenti climatici, questioni che minacciano di destabilizzare il mondo contemporaneo, urbano e globalizzato.

Le città moderne sono l’espressione fisica del modello economico dominante: la crescita materiale e quantitativa. Gli attuali modelli insediativi comportano un alto consumo di risorse naturali non rinnovabili –materie prime, combustibili fossili, acqua, suolo- e l’emissione di sostanze inquinanti in atmosfera, nel suolo e nelle acque. Tutte le città sono cresciute inglobando il territorio agricolo circostante per cui gli antichi modelli economici e sociali basati sull’interdipendenza fra insediamenti urbani e campagna, sono entrati progressivamente in crisi fino al collasso attuale.Continua a leggere…

Biocasa Felice a Milano, 17 ottobre

Segnaliamo un importante evento che vedrà Maurizio Pallante intervenire come primo relatore. Si tratta di Biocasa Felice, che si terrà presso la Fiera di Milano Rho il prossimo 17 ottobre dalle 12:00 alle 17:00.
Collegandosi al sito web dedicato all’evento www.ilConvegno.eu/milano2012mdf ci si potrà iscrivere correttamente. Infatti potranno accedere alla Sala solo coloro che si saranno accreditati on-line ed in tempo utile, avendo cura di stampare il voucher di conferma dell’avvenuta iscrizione e di consegnare il foglio alla hostess, la mattina del Convegno.Continua a leggere…

Transizione di medie e grandi città. Ipotesi di piano di cambiamento.

«Prospettive: entro il 2050 l’economia dell’UE sarà cresciuta in maniera da rispettare i vincoli imposti dalle risorse e i limiti del pianeta, contribuendo in questo modo ad una trasformazione economica globale. L’economia sarà competitiva, inclusiva e offrirà un elevato standard di vita, con impatti ambientali notevolmente ridotti. Tutte le risorse – materie prime, energia, acqua, aria, terra e suolo – saranno gestite in modo sostenibile. Saranno stati conseguiti importanti traguardi nella lotta contro i cambiamenti climatici, mentre la biodiversità e i relativi servizi ecosistemici saranno stati tutelati, valorizzati e in larga misura ripristinati».
[COM (2011) 571 final, p.3]

“Bici senza catene a “Kongens Nytorv”, Copenhagen, DK, 2012

di Fabio Cremascoli

Qui di seguito vorrei fornire un contributo operativo al dibattito sulla rigenerazione delle medie/grandi città attraverso la proposta di un processo per l’elaborazione partecipata di  politiche e progetti per il miglioramento della qualità della vita, che si traducono in una ipotesi di piano di transizione e di decrescita urbana (1).

Cos’è un piano di transizione e decrescita urbana
Un piano di transizione e decrescita urbana è un strumento che prevede una serie di azioni per diminuire/ottimizzare l’uso di energia e risorse naturali, realizzabile attraverso la partecipazione degli abitanti. E’ dunque un “piano di cambiamento” a tutto tondo, che tiene in considerazione scenari di livello globale e di livello locale: da una parte gli effetti del cambiamento del clima, il problema del picco del petrolio e dei minerali e la crisi economico-finanziaria che nel lungo termine, in assenza di fonti e soluzioni energetiche alternative ai combustibili fossili capaci di offrire un elevato tasso di energia restituita rispetto a quella investita, possono costituire un serio problema per la stabilità dell’intero ecosistema terrestre; dall’altra i problemi propri delle città di oggi, generalizzabili nella congestione veicolare, nell’inquinamento, nella mancanza di una pianificazione che tenga conto di giovani, bambini e categorie socialmente deboli, nelle architetture e nei progetti di riqualificazione urbanistica autoreferenziali e spesso privi di capacità di futuro.Continua a leggere…

Arcosanti, la città-esperimento che coniuga architettura ed ecologia

Riprendiamo un articolo-intervista pubblicato qualche tempo fa sul sito dell’agenzia AdnKronos sulla città-laboratorio di Arcosanti. La curiosità rispetto a questo progetto è scaturita quasi per caso, riguardando la classifica stilata nel 2009 da Planetizen sui migliori 100 urban thinkers di tutti i tempi, in cui compaiono solo due italiani, uno dei quali è Paolo Soleri, l’ideatore di Arcosanti… una città utopica per riflettere su una reale “riformulazione urbana”.

“Fare di piu’ con meno”: meno risorse energetiche, meno inquinamento, meno spreco di spazio e di materiali. E’ questo l’imperativo base di Arcosanti: la ‘citta’ esperimento’, fondata nel 1970 nel deserto dell’Arizona, lungo l’autostrada che collega Phoenix al Grand Canyon, dall’architetto italiano Paolo Soleri.In particolare ”Arcosanti e’ un laboratorio urbano che sta realizzando un prototipo di ‘arcologia”’, la disciplina elaborata da Soleri a partire dagli anni ’50. Ossia ”un modello di citta’ che coniuga architettura e ecologia attraverso un processo ciclico di miniaturizzazione, complessita’, durata” spiega all’ADNKRONOS Marco Felici, ingegnere che si occupa di sviluppo urbano sostenibile e progettazione integrale che e’ stato allievo di Soleri.Continua a leggere…

Aversa città sostenibile

Molto interessanti le riflessioni del presidente del WWF Campania, che in un’ottica da noi condivisa e supportata, effettua un percorso di immaginazione  della città desiderata proponendo una serie di politiche ed azioni settoriali di pianificazione e gestione urbana sostenibile. Molto corretta la citazione della “decrescita felice” sul tema della riduzione dei rifiuti, argomento che è però applicabile a tutti i fattori di impatto ambientale citati nei successivi punti. Buona lettura.

di Alessandro Gatto

Ad Aversa è possibile pensare ad un nuovo modello di sviluppo, più attento al benessere dei cittadini attraverso la sostenibilità ambientale delle azioni e delle scelte. Lo sviluppo sostenibile ad Aversa deve essere declinato nella visione politica futura della città. Deve essere parte integrante e quindi prerequisito della politica e non più una semplice “ciliegina” da apporre, quando serve, per “rinverdire” una gestione che di sostenibile ha poco o nulla. Le scelte in campo di urbanistica, mobilità, gestione dei rifiuti, energia, e così via devono avere tutte un filo comune che vada nella direzione della bellezza, dell’armonia con l’ambiente e della felicità dei cittadini a partire dai più piccoli e dai più bisognosi. Solo così si può attuare il modello di sviluppo sostenibile. Partendo da una nuova sensibilità nell’operare la gestione della città.Continua a leggere…