Comunità che fanno intelligenti le città

Le città più intelligenti si basano sull’astuzia dei cittadini e su tecnologie poco sofisticate. Occorre ignorare le visioni futuristiche di governi e dei responsabili dello sviluppo delle cosidette “smart cities” , sono le umili comunità urbane che indicano la strada da percorrere, mostrando come le tecnologie per il lavoro di rete possono rinforzare il tessuto sociale di una città

di Adam Geenfield

Noi siamo abbastanza fortunati di vivere in un tempo in cui una furiosa ondata di innovazioni sta investendo le città del Sud globale, spinta sia dal ritmo molto intenso dell’urbanizzazione che dall’aumento della domanda popolare di accedere ad infrastrutture di qualità elevata che accompagna questi processi. Dal bilancio partecipato di Porto Alegre e dalle linee di teleferiche di Caracas che stanno letteralmente modificando la stratificazione urbana, fino al “matatus digitale” di Nairobi e alla riorganizzazione della rete di autobus e traghetti di Manila, le comunità del Sud sono responsabili di una sempre più lunga parata di innovazioni sociali e tecniche che entra in competizione con tutto ciò che il Nord sviluppato ha finora offerto in materia di utilità geniale e pratica.

Nemmeno l’India costituisce una eccezione in questa tendenza. Le mappe trasparenti per la partecipazione di Chennai e il lavoro svolto a Mumbai per le procedure CRIT e URBZ sono quelle più conosciute a livello internazionale, ma sono le tattiche per la sopravvivenza quotidiana elaborate da una moltitudine che sfugge ad ogni analisi che in effetti ispirano gli urbanisti. Queste tecniche massimizzano le capacità transattive del tessuto urbane, lottano per conquistare anche i più piccoli incrementi di valore dell’energia investita nella produzione di beni manufatti, e rendono possibili a milioni di persone di sostenere faticosamente una possibilità di vita, per quanto precaria, pur in situazioni assolutamente non favorevoli. In un periodo di economia che peggiora vertiginosamente e di situazione ambientale sempre più grave a scala globale, vi sono delle intuizioni che molti di noi che viviamo nel Nord sviluppato vorrebbero essere capaci di imitare, e non necessariamente solo i più poveri tra di noi.Continua a leggere…

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Pianificare coi cittadini

di Giuseppe Carpentieri*

Si è conclusa a Salerno una sperimentazione autogestita sul tema della rigenerazione urbana con l’approccio della pianificazione partecipata. Per la prima volta i cittadini sono chiamati ad esprimere i propri desideri, le proprie percezioni e progettare la città.

Usando il metodo dell’open space tecnology, il circolo territoriale Movimento per la Decrescita Felice di Salerno ha voluto sperimentare un ciclo di incontri volti ad apprendere nuove abilità e conoscenze con l’obiettivo di immaginare una trasformazione urbana per la zona orientale della città. Nei primi incontri i cittadini hanno individuato le priorità, ed in quello finale hanno sperimentato il metodo percettivo ideato da uno dei maestri dell’urbanistica, Kevin Lynch.

L’incontro finale ha restituito l’interpretazione e l’analisi del lavoro svolto dai cittadini con l’approfondimento circa la storia urbanistica di Salerno. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza dei processi decisionali e consentire ai cittadini di prendersi spazi democratici finora negati. Conoscere il corso della storia, gli errori, i cambiamenti sociali, le opportunità perse e ripercorrere i fatti accedendo a conoscenze spesso “nascoste”, i cittadini possono immaginare una nuova società partendo dal cambio dei paradigmi culturali.

*gruppo Territorio e Insediamenti Umani del MDF

#smartcity e #smartborgo per riabitare la Terra

di Massimo De Maio

Il 72% dei comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti. I piccoli comuni accolgono circa 10 milioni di persone e occupano il 55% del territorio nazionale. Si tratta di comuni caratterizzati in larga parte da fenomeni di “disagio insediativo”: mancano sanità, scuole, ferrovie, connettività, le economie locali sono asfittiche, l’età media elevata, il grado di istruzione basso. Insomma, ci sono sono tutte le condizioni per un ulteriore progressivo spopolamento.

Allo stesso tempo, assistiamo ad altre forme di disagio in centri urbani sempre più congestionati ed invivibili. A Milano si registrano livelli di inquinamento dell’aria tra i più alti in Europa, a Roma, nelle ore di punta ci si muove con una velocità media di 7 chilometri orari – a piedi si fanno 5 chilometri in un’ora – e a Napoli, a fronte di una irrisolta questione rifiuti, si paga una tassa sulla spazzatura doppia rispetto ad altri Comuni del Sud Italia. Le emergenze sono ricorrenti e riguardano tutti i grandi centri urbani, da Milano a Palermo: una volta i rifiuti, una volta il trasporto pubblico, una volta lo smog, una volta la “sicurezza”.

“A meno di rari casi di inversione di tendenza, a partire dal dopoguerra, il trasferimento di massa dal borgo alla città ha fatto in modo che oggi non si viva bene né da una parte né dall’altra”.

Lo squilibrio attuale e crescente tra rurale e urbano si misura con dati inquietanti. Nel 1950 il 70% della popolazione mondiale viveva in aree rurali e il 30% in aree urbane, già oggi più della metà della popolazione risiede in aree urbane e per il 2050 è previsto un capovolgimento della situazione: il 30% abiterà in aree rurali e il 70% in aree urbane. Alcune città potrebbero raggiungere i 30 milioni di abitanti.Continua a leggere…

Il Consiglio cittadino per gli Orti e la terra: per far rifiorire la città

di Fabio Cremascoli

Lo scorso 8 febbraio 2014 a Milano si è tenuto il primo “consiglio cittadino per gli orti urbani”, una iniziativa pilota promossa dal circolo di Milano del Movimento per la decrescita felice ispirata all’attività di Farming The City, progetto olandese che propone l’istituzione di “food policy councils”, arene di dibattito pubblico – attualmente attive in America e nel Nord Europa –  in cui si prendono delle decisioni in materia di politiche del cibo sul modello della democrazia deliberativa.

Rispetto all’ipotesi di sperimentare un “consiglio del cibo” per discutere di cibo di nelle sue varie declinazioni – oggetto che abbiamo ritenuto complesso per essere organizzato con il tempo a disposizione e su cui però si potrebbe lavorare bene in futuro anche con le pubbliche ammnistrazioni-, ci siamo concentrati su ciò che più simbolicamente può rappresentare un rapporto virtuoso diretto tra le persone e la terra e che può garantire concretamente parte dell’autosufficienza alimentare di una comunità locale in un’ottica di decrescita/transizione urbana: la cura di un orto.Continua a leggere…

Corso sulle Earthships con Mike Reynolds

Gli amici di Transition Italia ci segnalano che Mike Reynolds, ideatore delle Earthships – Biotecture sta facendo un tour Europeo e il 21 maggio farà un corso di 1 giorno a Aquaworld (Concorezzo – MB).

Le Earthships, edifici affascinanti costruiti principalmente con materiali di recupero come copertoni e bottiglie, potrebbero essere le soluzioni a molti problemi che hanno a che fare con i bisogni umani di avere una casa bella e che soddisfi i bisogni di energia, acqua e cibo.

Ci sono già oltre 2000 case costruite in questo modo e rappresentano uno stile di vita accogliente e sostenibile. Per ogni tipo di clima, dai deserti secchi e soleggiati del New Mexico, alle montagne del Colorado, l”altopiano tropicale del Guatemala fino al estremo dell’Argentina. Ma pochi in Europa – almeno fino a questo momento …Continua a leggere…

Vincent McNabb – La chiesa e la terra

prefazione al libro di Vincent McNabb, La chiesa e la terra, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2013, euro 18. di Giannozzo Pucci Ivan Illich sosteneva che la modernità è un capitolo dell’ecclesiologia, perciò se abbiamo intorno a noi e oramai anche nelle nostre mentalità e comportamenti un mondo artificiale costruito in contrasto con i principi del […]

Decrescita felice e cura della polis

polisdi Pietro Carmody (Mdf Padova)

In quanto attivisti/simpatizzanti/soci del Movimento per la Decrescita Felice siamo convinti che sia necessario riportare al centro del nostro sistema sociale, del dibattito pubblico e dell’agire politico la felicità, il benessere, la qualità della vita(in questo articolo li utilizzerò in maniera un po’ semplicistica come sinonimi). Siamo anche tutti d’accordo nel dire che il nostro paese (se non l’intero occidente, ma mi sembra meglio soffermarsi sulla situazione italiana) stia marciando in direzione esattamente contraria. Penso sia indispensabile cercare di capire come fare e quali strade percorrere per raggiungere i nostri obiettivi ed ottenere risultati significativi.Continua a leggere…