#smartcity e #smartborgo per riabitare la Terra

di Massimo De Maio

Il 72% dei comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti. I piccoli comuni accolgono circa 10 milioni di persone e occupano il 55% del territorio nazionale. Si tratta di comuni caratterizzati in larga parte da fenomeni di “disagio insediativo”: mancano sanità, scuole, ferrovie, connettività, le economie locali sono asfittiche, l’età media elevata, il grado di istruzione basso. Insomma, ci sono sono tutte le condizioni per un ulteriore progressivo spopolamento.

Allo stesso tempo, assistiamo ad altre forme di disagio in centri urbani sempre più congestionati ed invivibili. A Milano si registrano livelli di inquinamento dell’aria tra i più alti in Europa, a Roma, nelle ore di punta ci si muove con una velocità media di 7 chilometri orari – a piedi si fanno 5 chilometri in un’ora – e a Napoli, a fronte di una irrisolta questione rifiuti, si paga una tassa sulla spazzatura doppia rispetto ad altri Comuni del Sud Italia. Le emergenze sono ricorrenti e riguardano tutti i grandi centri urbani, da Milano a Palermo: una volta i rifiuti, una volta il trasporto pubblico, una volta lo smog, una volta la “sicurezza”.

“A meno di rari casi di inversione di tendenza, a partire dal dopoguerra, il trasferimento di massa dal borgo alla città ha fatto in modo che oggi non si viva bene né da una parte né dall’altra”.

Lo squilibrio attuale e crescente tra rurale e urbano si misura con dati inquietanti. Nel 1950 il 70% della popolazione mondiale viveva in aree rurali e il 30% in aree urbane, già oggi più della metà della popolazione risiede in aree urbane e per il 2050 è previsto un capovolgimento della situazione: il 30% abiterà in aree rurali e il 70% in aree urbane. Alcune città potrebbero raggiungere i 30 milioni di abitanti.Continua a leggere…

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Il Consiglio cittadino per gli Orti e la terra: per far rifiorire la città

di Fabio Cremascoli

Lo scorso 8 febbraio 2014 a Milano si è tenuto il primo “consiglio cittadino per gli orti urbani”, una iniziativa pilota promossa dal circolo di Milano del Movimento per la decrescita felice ispirata all’attività di Farming The City, progetto olandese che propone l’istituzione di “food policy councils”, arene di dibattito pubblico – attualmente attive in America e nel Nord Europa –  in cui si prendono delle decisioni in materia di politiche del cibo sul modello della democrazia deliberativa.

Rispetto all’ipotesi di sperimentare un “consiglio del cibo” per discutere di cibo di nelle sue varie declinazioni – oggetto che abbiamo ritenuto complesso per essere organizzato con il tempo a disposizione e su cui però si potrebbe lavorare bene in futuro anche con le pubbliche ammnistrazioni-, ci siamo concentrati su ciò che più simbolicamente può rappresentare un rapporto virtuoso diretto tra le persone e la terra e che può garantire concretamente parte dell’autosufficienza alimentare di una comunità locale in un’ottica di decrescita/transizione urbana: la cura di un orto.Continua a leggere…

Vincent McNabb – La chiesa e la terra

prefazione al libro di Vincent McNabb, La chiesa e la terra, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2013, euro 18. di Giannozzo Pucci Ivan Illich sosteneva che la modernità è un capitolo dell’ecclesiologia, perciò se abbiamo intorno a noi e oramai anche nelle nostre mentalità e comportamenti un mondo artificiale costruito in contrasto con i principi del […]

3 domande per la conferenza milanese sul consumo di suolo

greenpowerVenerdì 12 luglio presso la sede di Palazzo Marino, del Comune di Milano, si terrà una “conferenza urbanistica partecipata” sul consumo di suolo, organizzata da dal comitato milanese del forum nazionale dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio – “Salviamo il Paesaggio”, in cui verranno discusse le recenti proposte di legge che trattano l’argomento. Questo è il programma

L’impostazione dell’evento  prevede che chiunque, tramite la pagina facebook di SIP Milano o un proprio sito/blog possa formulare anticipatamente delle domande argomentate ai relatori della conferenza. In questo modo una buona parte dell’iniziativa sarà costituita da un dibattito organizzato. Cogliamo l’occasione per formulare le seguenti domande:Continua a leggere…

Camminare per riappropriarsi dei luoghi

gustave_caillebotte_paris_street_rainy_day_1877_wikiSecondo Walter Benjamin attraverso una immersione percettiva e sensoriale-emozionale nei percorsi cittadini, il “camminatore lento e vagabondo” ( il flaneur) è testimone di un incontro tra pensiero e città che porta a più intima conoscenza delle diverse dimensioni urbane. L’arte della “camminata di quartiere” è diventata nel tempo una tecnica ricorrente degli etno-antropologi e degli urban planners. Potrebbe essere utile oggi riscoprirla e praticarla negli spazi in cui la città incontra la campagna, per impostare progetti partecipati di ruralizzazione urbana. Qui di seguito di ripropone un articolo sull’argomento pubblicato agli inizi del 2000 sul sito “Cittadini – Rai”.

Le metropoli moderne sono delle reti dove perdersi non solo è facile, ma anche affascinante. Dimentichi per un attimo del nostro percorso pedonale quotidiano, immaginiamo una giornata in cui, invece di proseguire verso l’abituale luogo di lavoro, scendiamo ad una fermata a caso, e iniziamo a vagabondare per la città. Iniziamo a perderci. Camminare non per arrivare a destinazione, ma per il gusto di farlo, per il gusto di scoprire angoli mai visti. La letteratura, di questi “vagabondi urbani”, ne ha fatto una figura tipica: il flaneur.Continua a leggere…

Dalla conurbazione periferica alla “Bioregione insediata”. Quale ecologia per la città contemporanea?

Qui di seguito potete leggere un articolo molto interessante e forse un po’ datato, ma comunque attuale, sul tema della Città Bioregionale. Oggi (come ieri!) il tema di quale possa essere il più adatto contesto territoriale per la pianificazione  è molto sentito. Probabilmente i vecchi piani urbanistici delle grandi medie città riferiti al solo “perimetro” delle stesse non sono più efficaci. Forse anche i tradizionali confini amministrativi e il sistema di planning a “cascata” per singolo livello amministrativo non lo è più. E’ quindi necessario individuare contesti territoriali omogenei, basati su riferimenti morfologici, ecologici,  culturali e identitari, che siano la base di riferimento per una pianificazione partecipata di comunità, fatta non solo con i metodi tradizionali dell’urbanistica, ma sempre più con modalità di interazione reticolare P2P – peer-to-peer, di collaborazione diffusa. Quale può essere “il sistema territoriale efficiente” per la nuova pianificazione post-crisi? Il concetto di Bioregione ci torna molto utile, ma anche quello di Bacino-Sottobacino idrografico ad esempio…. ragioniamoci!

Riflesso nell'acquadi Giorgio Pizziolo*
Di fronte alla gravità dell’alterazione della condizione ecologica delle nostre città, la risposta deve essere di tipo olistico, nella ricerca di un rapporto “città/ambiente” capace di comprendere tutte le istanze coinvolte. Ciò non significa che invece la strategia non possa svilupparsi per azioni locali specifiche e differenziate. Anche per l’urbanistica ecologica può valere il principio ‘pensare globalmente – agire localmente’. Tutto ciò comporta in ogni caso un cambiamento di paradigma epistemologico-disciplinare, nonché una pratica sperimentale partecipata.Continua a leggere…