Un salutare ritorno al commercio di vicinato

Per descrivere visivamente il concetto di deserto alimentare basta ricordarsi della diciassettenne nera obesa  protagonista del film Precious e della situazione di degrado sociale di quartieri come Harlem (New York) dove il film è ambietanto. L’unico modo di alimentarsi per gli abitanti dei settori più poveri delle grandi città americane è costituto dal fast food vicino a casa o da una delle grocery  all’angolo dove il cibo fresco venduto è poca cosa rispetto a quello confezionato.  Il risultato di questa interazione tra reddito basso e assenza di luoghi dove acquistare frutta e verdura sono i viaggi verso il supermercato del quartiere vicino, dovendo contare, per chi un’auto non se la può permettere, solo sul trasporto pubblico.

L’accesso al cibo, non tanto inteso come base fondamentale della sopravvivenza, quanto come elemento indispensabile ad una vita sana, è diventato un importante fattore dell’esclusione sociale tra chi è in condizione di povertà . Così i quartieri della segregazione per reddito e spesso per razza sono diventati anche i luoghi di maggiore diffusione delle patologie legate al tipo di alimentazione, quasi tutte correlate ad un eccesso di peso corporeo.

L’obesità è diventata, non solo negli Stati Uniti ma in generale nell’occidente ricco, uno degli indicatori della povertà urbana. Sembra paradossale ma l’alto numero di persone in sovrappeso è il rovescio della medaglia dell’assenza di una buona rete di distribuzione alimentare.  Gli abitanti dei quartieri poveri non possono contare sulla presenza di supermercati perché non sono considerati buoni clienti, e la diffusione della criminalità, che fa aumentare i costi  necessari alle misure di sicurezza, fa il resto circa le strategie di localizzazione delle grandi catene.Continua a leggere…

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