3 domande per la conferenza milanese sul consumo di suolo


greenpowerVenerdì 12 luglio presso la sede di Palazzo Marino, del Comune di Milano, si terrà una “conferenza urbanistica partecipata” sul consumo di suolo, organizzata da dal comitato milanese del forum nazionale dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio – “Salviamo il Paesaggio”, in cui verranno discusse le recenti proposte di legge che trattano l’argomento. Questo è il programma

L’impostazione dell’evento  prevede che chiunque, tramite la pagina facebook di SIP Milano o un proprio sito/blog possa formulare anticipatamente delle domande argomentate ai relatori della conferenza. In questo modo una buona parte dell’iniziativa sarà costituita da un dibattito organizzato. Cogliamo l’occasione per formulare le seguenti domande:

1)      “Pensiamo che il consumo di suolo sia anche un problema di carattere culturale, oggi abbastanza noto per le campagne di informazione fatte negli ultimi anni da comitati locali ed associazioni ambientaliste che hanno portato la politica ad interessarsi dell’argomento, ma forse ancora di non immediata comprensione per i cittadini. A nostro avviso ogni scelta relativa alla trasformazione del territorio dovrebbe essere condivisa con le comunità locali ed in particolare una proposta di legge che si prefigge di contenere il consumo di suolo – perché risorsa scarsa e bene comune – dovrebbe contenere nel proprio articolato disposizioni relative agli aspetti di educazione, informazione e partecipazione. Tali aspetti  come vengono trattati (implicitamente o esplicitamente) nelle proposte di legge in discussione?”.

2)      La Tabella di Marcia europea per un uso efficiente delle risorse COM(2011)571 si propone di raggiungere il target dell’azzeramento del consumo di suolo in Europa entro il 2050. Nelle proposte di legge in discussione in generale non si fa cenno al raggiungimento di obiettivi quantitativi di riduzione del consumo di suolo a livello nazionale, se non nel caso delle proposte “Catania” e “Letta” che demandano però ad atti successivi la definizione di “soglie” o limiti al consumo di suolo. Siete favorevoli o contrari alla definizione di target specifici (obiettivi numerici/percentuali) di contenimento del consumo di suolo? A vostro avviso l’apposizione di soglie-limite all’urbanizzazione, anche differenziate in relazione ai diversi contesti territoriali, come si relaziona con il fenomeno della “rendita urbana”?

3)       Come ben sapete, nella Costituzione Italiana la materia “Governo del territorio” è disciplinata dall’articolo 117, tra le competenze di legislazione concorrente, in cui spetta alle Regioni legiferare sulla base di principi emanati dallo Stato. A nostro avviso la disciplina dell’uso del suolo avendo a che fare con l’organizzazione e la gestione del territorio (la pianificazione) può rientrare a pieno titolo nella materia “Governo del territorio”. Ora, la legge urbanistica fondamentale dello  Stato risale al 1942, ed  è oggi in parte “stravolta” dalle normative urbanistiche regionali che spesso ne hanno modificato profondamente l’impianto.  Pensiamo che l’argomento “consumo di suolo” dovrebbe essere trattato in maniera organica nell’ambito di una revisione generale della normativa urbanistica nazionale. Qual’è la vostra opinione?

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2 pensieri su “3 domande per la conferenza milanese sul consumo di suolo

  1. Nei pochi minuti a disposizione mi sono concentrato nel suggerire al legislatore che l’attenzione su questo tema va concentrata sull’etica e sul cambio di paradigma culturale. Le proposte in oggetto ignorano i criteri estimavi che andrebbero ripensati, ignorano il problema dell’obbligo di pareggio di bilancio e impongono uno stop generalizzato ignorando che vi sono ancora comuni privi degli standard minimi previsti per legge. Se nel 1962 il Governo italiano non avesse boicottato ed ignorato la proposta di Fiorentino Sullo, oggi non saremo qui a discutere del fatto che la risorsa territoriale viene distrutta dall’avidità di pochi. Pertanto il dibattito che stiamo avviando parte in grave ritardo, i buoi sono già scappati! I Comuni distruggono i suoli per ragioni che tutti conosciamo ed il sistema contabile pubblico stimola la distruzione del suolo poiché ogni cosa viene trattata come una merce, tutto ha un prezzo e tutto va venduto, consumato, eroso pur di avere moneta per equilibrare il bilancio locale. Il paradosso è che oggi, rispetto agli anni ’60 in cui ci si poneva il problema del regime dei suoli e della crescita urbana, ecco, oggi abbiamo conoscenze tecnologiche e standard per misurare efficacemente l’attività antropica. Il dovere del legislatore non dovrebbe essere quello di indicare uno stop generalizzato, ma di ripensare l’economia urbana dando priorità agli standard qualitativi indicati nel Benessere Equo e Sostenibile (BES). Se la progettazione urbana imponeva standard minimi quantitativi oggi possiamo integrarli con la qualità ben descritta, fatto questo, il problema è meramente finanziario, cioè dove e come trovare risorse per raggiungere questi obiettivi?
    Le proposte di legge ricalcano esattamente l’obsoleta logica della crescita e la logica consolidata che sia l’industria finanziaria privata a muovere le risorse, alcuni fanno riferimenti a strumenti e tecniche già in uso e ci si illude di potere scoraggiare il consumo del suolo aumentando gli oneri di urbanizzazione, e dare incentivi alla tutela dei suoli agricoli con obsolete compensazioni. Fino a quando rimaniamo nel piano ideologico che la finanza governa la politica faremo gli interessi di chi controlla e gioca nel sistema globale, perché i privati di questo sistema liberista ha tutte le risorse per costruire città intere ex-novo pagando la cifra che si richiede. Oggi, alcune alcuni trasformazioni urbane sono finanziate proprio dai “capitali mobili”.
    Ci si dimentica che il legislatore deve applicare la Costituzione e pertanto al fine di rispettarla al meglio lo Stato deve ripristinare il potere che ha concesso ad istituzioni finanziarie obsolete che hanno prioritariamente interessi privati. E’ lo Stato che deve controllare e sostenere l’attività edilizia virtuosa e deve riprendersi l’energia monetaria a credito, libera dal debito. Questo accade negli USA ed in Giappone, mentre l’austerità dell’UE sta distruggendo ogni settore industriale.
    Una legge matura e consapevole delle leggi della fisica dovrebbe semplicemente calibrare i tempi della natura con l’attività edilizia sapendo che noi dipendiamo dalla fotosintesi clorofilliana e non dalla moneta. I Governi dovrebbero uscire dall’economia del debito per entrare nella bioeconomia e puntare alla felicità dei cittadini.
    Il dibattito avviato dal Forum Salviamo il paesaggio potrebbe l’occasione di scrivere un legge matura che abbia un approccio multiculturale e valuti meglio la bioeconomia, l’estimo, l’etica e la contabilità fiscale dei Comuni.

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