Il declino della città italiana nell’orrenda architettura della casta


di Gabriele Tagliaventi

Il fenomeno lo ha descritto benissimo Gian Antonio Stella
Il degrado delle città italiane, sfigurate nei centri storici da UFO e bunker nostalgici del Vallo Atlantico e devastate nelle periferie da metastasi cementizie che traducono in forma fisica i peggiori incubi moderni è l’immagine perfetta del declino di un Paese che per migliaia di anni ha insegnato a tutto il mondo l’arte di costruire le città. La crisi economica attacca l’Italia mostrando la debolezza del progetto europeo basato su una moneta inconsistente e priva di copertura politica, ma l’Italia aggiunge a questa crisi globale un aspetto inquietante: la corruzione dilagante che accomuna in questa condizione penosa nord e sud, “destra” e “sinistra”.

Esistono mille spiegazioni alla crisi dell’euro e del debito pubblico italiano: nel 1970 in Italia non c’era debito pubblico e il Paese aveva affrontato con successo la ricostruzione post-bellica generando addirittura un boom economico. Tutto questo era avvenuto senza che esistessero le enormi macchine amministrative delle Regioni. La creazione del debito inizia con il consociativismo PCI-DC-PSI, con la valanga di opere pubbliche finanziate per comprare la pace sociale, con la creazione degli apparati burocratici regionali, con la triplicazione della RAI in RAI 1 alla DC, RAI 2 al PSI, RAI 3 al PCI…

La creazione del debito pubblico inizia con l’eliminazione della dialettica maggioranza e opposizione, con la spartizione, il sacco degli anni 70 e 80 del secolo passato.

Questo lo sappiamo bene.

Quello che rimane molto difficile da comprendere è come l’Italia, il paese che ha ereditato la capacità costruttiva dell’Impero Romano, il genio del Rinascimento, la vitalità del Barocco, sia stato capace di perdere questo patrimonio culturale e arrivare a degradare orrendamente le sue città.

Il linguaggio architettonico dell’architettura italiana, infatti, dal periodo imperiale a quello romanico, dal Rinascimento al Barocco, è sempre stato quello classico.

L’architettura italiana è classica.

Questo lo sanno tutti, in tutto il mondo.

Eppure, non esiste nessun edificio costruito negli ultimi 50 anni secondo il linguaggio dell’architettura classica nei centri storici delle città italiane.

Ci sono, invece, mille scatoloni cementizi nostalgici dei bunker nazisti del Vallo Atlantico, mille UFO atterrati controvoglia in contesti urbani consolidati. I sindaci delle città italiane sembra abbiano addirittura perso la consapevolezza del valore commerciale dei centri storici legato alla loro coerenza architettonica, alla loro armonia.

I milioni di visitatori che portano -o, meglio, portavano- ricchezza nelle nostre città, infatti, non attraversano oceani e si sottopongono a terrificanti jet-lag per vedere gli stessi scatoloni, gli stessi bunker, gli stessi UFO che possono vedere nelle città cinesi o giapponesi.

I milioni di turisti che arrivano -e, speriamo, continueranno ad arrivare- in Italia vengono per ammirare e vivere la bellezza delle nostre città, una bellezza basata anzitutto sull’armonia.

Armonia di forme, armonia di materiali, armonia di linguaggio.

E’ una regola generale. Dovrebbe essere chiara anche all’amministratore pubblico più rozzo.

I turisti vanno a St. Tropez perchè vi trovano l’armonia di un villaggio provenzale coerente e, infatti, St Tropez viene costantemente ristrutturata e ampliata con edifici che rispettano il codice architettonico della tradizione locale. In realtà, St. Tropez è un villaggio interamente ricostruito dopo lo sbarco degli Alleati nell’estate del 1944!

Lo stesso accade con la Val Gardena, con le città dei Paesi Baschi, le isole greche, Cortina, St Moritz, Palm Beach, etc.

L’armonia è un valore. E questo valore, che genera sviluppo economico e ricchezza, si crea col tempo, con politiche intelligenti fondate sulla valorizzazione del patrimonio architettonico regionale.

E le orrende periferie?

Il Gallaratese di Milano, le Lavatrici di Genova, il Pilastro di Bologna, il Corviale di Roma, le Vele di Napoli, lo ZEN di Palermo e i mille altri ghetti nei quali sono costretti a vivere milioni di cittadini italiani, come è possibile che siano stati costruiti in un Paese che ha inviato per millenni i suoi architetti, i suoi ingegneri, i suoi muratori a costruire migliaia di città in tutto il mondo?

Come è possibile che non si costruiscano più quartieri tradizionali ispirati alla tradizione architettonica locale? Quartieri basati sulla centralità della piazza italiana? Come è possibile che nelle migliaia di mostri periferici non ci sia neanche 1 piazza 1 costruita secondo il modello della Piazza Italiana?

Come è possibile che tutto il mondo sia pieno, ancora oggi, di nuove città e nuove architetture che si ispirano alla bellezza dell’architettura classica italiana (http://www.ecocompactcity.org/) e in Italia non ce ne sia neanche una? Come è possibile che in tutto il mondo ci siano centinaia di nuovi quartieri costruiti ispirandosi alle qualità universalmente riconosciute della città italiana tradizionale e in Italia non ci sia neanche 1 nuovo quartiere 1 che si possa riconoscere come “italiano”?

E’ stato Nanni Moretti a spiegarci come non possiamo usare solo la spiegazione legata alla speculazione edilizia per comprendere questo incredibile degrado culturale, architettonico, ambientale. Nel suo film “Caro diario” ci mostra chiaramente come la città italiana costruita ancora fino agli anni ‘60 era una città con quartieri vivibili. L’architettura era senz’altro molto più brutta di quella dei quartieri dei primi del Novecento, ma erano ancora quartieri urbani. C’erano isolati urbani, negozi al piano terra, la gente poteva e può viverci bene.

Il disastro vero è arrivato con gli anni 70. I mostri cementizi lunghi kilometri sono tutti degli anni 70 del secolo passato.

Il degrado della città italiana, la proliferazione della bruttezza sub-urbana sono l’immagine del degrado della scena politica italiana. Sono la perfetta immagine del totalitarismo ideologico delle amministrazioni comunali degli anni 70 prima e della corruzione dilagante poi.

La “guerra alla bruttezza” della città italiana contemporanea è il presupposto per ogni vero rinascimento urbano italiano. Rinascimento urbano, rinascimento politico, rinascimento economico.

Guerra alla bruttezza, guerra alla corruzione, guerra all’incapacità dei politici italiani.

L’architettura della Casta sarà ricordata come l’esempio fisico di come il declino culturale e politico di un Paese si traduce in declino economico e ambientale.

Se l’Italia vuole avere un futuro deve partire dal far rinascere la sua città.

Fonte: Quotidianonazionale.net

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...