Il declino della città italiana nell’orrenda architettura della casta

di Gabriele Tagliaventi

Il fenomeno lo ha descritto benissimo Gian Antonio Stella
Il degrado delle città italiane, sfigurate nei centri storici da UFO e bunker nostalgici del Vallo Atlantico e devastate nelle periferie da metastasi cementizie che traducono in forma fisica i peggiori incubi moderni è l’immagine perfetta del declino di un Paese che per migliaia di anni ha insegnato a tutto il mondo l’arte di costruire le città. La crisi economica attacca l’Italia mostrando la debolezza del progetto europeo basato su una moneta inconsistente e priva di copertura politica, ma l’Italia aggiunge a questa crisi globale un aspetto inquietante: la corruzione dilagante che accomuna in questa condizione penosa nord e sud, “destra” e “sinistra”.

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A Detroit un centro ricerche universitario sull’agricoltura urbana

di Marisa Schultz*

L’Università dello Stato del Michigan propone alle autorità cittadine un piano da 100 milioni di dollari per trasformare ex superfici industriali, edifici abbandonati e parcheggi in spazi per l’agricoltura urbana dedicati alla ricerca di settore. Così Detroit potrebbe diventare un modello globale di produzione alimenti e colture per l’energia in un ambiente urbano prima impensabile: dentro edifici cadenti, terreni avvelenati, complessi commerciali e industriali di prefabbricati. E il tipo di tecnologie che i ricercatori della MSU sperano di sviluppare sperimentando colture in un ambiente a scarsità energetica e di acqua potrebbero diventare un modello da esportare in tante città dense del mondo che hanno difficoltà di approvvigionamento alimentare.

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Ma è vero che i grattacieli li costruiscono per risparmiare la campagna?

di Pietro Pagliardini

«Basta rubare terreno all’agricoltura, costruiamo in altezza!», dice sempre più spesso chi desidera costruire grattacieli, un modello architettonico d’inizio Novecento spacciato per ultramoderno. Affermazione insidiosa, che riferendosi alla fonte della stessa sopravvivenza umana, la produzione di cibo, si appella alle corde più sensibili dell’ambientalismo profondo. Sarebbe facile contestarla dal punto di vista storico, visto che la fame nel mondo, pur rappresentando ancora un dramma planetario enorme, è fortemente diminuita ed è ormai chiaro che le cause non sono imputabili, se non per aspetti marginali, all’occupazione urbana del suolo, ma a cause di ordine politico ed economico generali. Esistono però ragioni più semplici per smascherare la vacuità di tale affermazione. Sia dunque dato un grattacielo di 20 piani, alto 70 metri e con base 25×25 metri, inserito al centro di un lotto quadrato di 70 metri. Continua a leggere…